lunedì 19 ottobre 2020

Un problema come la depressione

 Pensavo non ci fossero abbastanza libri sulla depressione, ma mi sbagliavo; non sono altrettanto contenta del fatto che debbano esistere, ma sono contenta che ci siano.

Sento comunque che manchi qualcosa, alla letteratura -quel tipo di letteratura che esiste per non farci sentire soli. Vorrei un libro che parli del dopo, della vita post-depressione. Quel che succede dopo che hai vinto, che non hai deciso di ammazzarti ma di andare in terapia, prendere farmaci, fare un ritiro spituale, cambiare vita, trovare la forza in qualunque modo tu abbia ritenuto necessario ed efficace.

Non sei mort*. Hai rimesso in equilibrio le reazioni chimiche, ricalibrato i meccanismi del tuo cervello. Non senti più che l'unico posto in cui è possibile stare sia il tuo letto, hai di nuovo voglia di fare cose, di andare in posti, di parlare. 

Ma chi ti ascolta? C'è ancora qualcuno accanto a te, qualcuno che ti abbia visto naufragare e ritornare a galla? Non è una domanda retorica: c'è? Nella mia vita ci sono un paio di persona che hanno visto tutto, di me, eppure mi parlano ancora (un paio letterale, due di numero). Tutti gli altri si dividono in tre categorie: chi mi considera passato, chi è ancora perplesso riguardo alle differenze tra la me del passato e la me attuale, e chi mi conosce da troppo poco tempo, o non abbastanza a fondo, da sapere cosa mi è successo.

Vorrei sapere cosa pensa la seconda categoria. Chi mi ha conosciuta quando ero assurda, piena di idee, carica delle mie opinioni; quando ero l'Anais che non si scorda mai niente, che sa tutti i compleanni, tutti i cast dei film, tutti i testi di tutte le canzoni, che non sbaglia mai quando le chiedi in che giorno è successo qualcosa di interessante; quando ero dolce, quando ero forte, quando ero remissiva e timida in uno strano mix di esuberanza e quiete. Cosa pensano di me adesso che non ricordo neanche cos'ho letto la settimana scorsa, che mi distraggo decine di volte durante la visione di un film, che non parlo più per citazioni, che non faccio più ridere, che non riesco più ad articolare un singolo pensiero critico su nessun argomento, perché il mio vocabolario mentale si è ridotto ad un ottavo di quello che era prima della mia ultima crisi depressiva importante?

La gente mi chiede se scrivo ancora ed io dico sì anche se non scrivo più niente dal 2016. Non so perché lo faccio, forse perché la verità potrebbe essere più deprimente per gli altri di quanto non lo sia per me. Cambiare opinione su una persona è molto più impegnativo che subire i cambiamenti di opinione che gli altri hanno di te, ed ecco, vorrei un libro su questo. Su come la gente smette di invitarti alle cene, o non ti confessa più i suoi piccoli segreti, una volta che si accorge che hai attraversato il ponte sul fiume della depressione ma non ne sei uscito indenne.